Diario di una scrittrice all'epoca dei social

Una playlist dal gusto celtico

Alzino la mano gli scrittori che non usano mai musica in sottofondo mentre scrivono, o che non se ne lasciano ispirare, o ancora che non immaginano la colonna sonora delle scene che costruiscono per i loro personaggi. Quasi nessuno, vero?

Penso che la musica sia di grande aiuto quando si scrive per diversi motivi:
1. rilassa e crea un ambiente adatto per l’estro creativo;
2. può ispirare scene, personaggi o addirittura interi romanzi;
3. facilita l’immedesimazione, per cui si può avere l’impressione di essere dentro la storia che si sta scrivendo.

Ascolto spesso musica quando sono presa dalla scrittura: a volte metto una radio digitale (non amo sentir parlare gli speaker quando sono in fase creativa, mi distrae, per non parlare della pubblicità), altrimenti ripiego su un CD o ancora su YouTube.

Quando ho scritto la novella Selkie avevo proprio voglia di immergermi nell’ambientazione giusta: la Scozia del 1746. Mi piace molto la musica celtica, quindi non era difficile abbandonarmi alle melodie con violini e cornamuse tipiche di questo genere. Ho voglia di condividere con voi la playlist che mi ha accompagnata durante la stesura di questo progetto, che spero di poter pubblicare entro l’autunno; mi auguro che vi piacerà e che magari possa ispirare anche voi! 😉

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Pillole per scrittori

Tre semplici esercizi per caratterizzare un personaggio

La caratterizzazione dei personaggi di un romanzo, un racconto o qualsiasi tipo di testo è fondamentale per assicurare l’attenzione del lettore. Scrivo da diversi anni e ho avuto modo di lavorare all’editing professionale di alcuni miei lavori, e proprio in queste occasioni ho imparato molto sull’argomento. Ho pensato di proporti tre semplici esercizi per facilitare la creazione dei tuoi personaggi: ti va di scoprirli?

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Pillole per scrittori

Non dire, mostra!

In questi giorni ho iniziato la rilettura di una novella che vorrei pubblicare entro l’anno, “Selkie”. Trovo significativo il fatto che, arrivando dall’editing di due racconti (a opera di LCS Servizi Editoriali), l’occhio con cui faccio scorrere le mie pagine è allenato a focalizzarsi su quei punti critici già oggetto di correzione nei testi precedenti. Mi capita quindi di imbattermi in un cambio non intenzionale di PDV e intervenire per modificarlo, oppure di eliminare gli avverbi in -mente (di cui devo imparare a moderare l’utilizzo, come dicevo tempo fa in questo articolo sui miei errori ricorrenti). Insomma, sono contenta di rendermi conto che sto letteralmente imparando dai miei errori, quindi il lavoro della mia editor non è stato vano!

Uno degli errori che sto cercando di correggere è quello di ricorrere troppo spesso al binomio verbo-aggettivo o nome-aggettivo per descrivere le situazioni, o di descrivere le situazioni senza mostrarle. Un esempio che mi ha fatto notare la mia editor:
“Non bevi il tuo caffè?” le chiese Dana con dolcezza.

(Okay, confesso di aver modificato l’esempio subito dopo averlo scritto, perché mi sono resa conto di aver inserito un dolcemente di troppo! XD)

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Pillole per scrittori

Cinque errori che saltano all’occhio in fase di editing

Mi è capitato più volte di lavorare all’editing di un mio romanzo, effettuato da una persona professionista, e posso dire che ogni volta ho imparato molto. Se sono riuscita a comprendere davvero alcuni aspetti tecnici della scrittura (e non solo), lo devo principalmente al fatto di aver avuto l’occasione di ricevere gli spunti e le correzioni di un editor.

Questo non vuol dire che io sia riuscita a eliminare errori e imperfezioni, ritengo peraltro che sia impossibile scrivere un testo assolutamente pulito. Vuol dire che adesso faccio più attenzione a certe cose, perché sono più consapevole dei miei punti deboli e sto imparando come sarebbe meglio gestire alcuni aspetti della mia scrittura.

Ci sono errori che ricorrono più di altri, me ne rendo conto ogni volta che metto mano alla revisione a seguito di un intervento di editing. Vediamo quali sono, e chissà che leggendoli non ci sia qualcuno tra voi che possa trovare uno spunto utile.

Questione di PDV (o POV)

Non c’è niente da fare, pur avendo capito come funziona il PDV (punto di vista, POV in inglese) mi capita ancora spesso di passare erroneamente da un personaggio a un altro. Cerco di rimanere focalizzata nella mente del protagonista, spesso mi correggo in fase di stesura perché mi rendo conto di stare esprimendo un sentimento o un pensiero appartenente a un altro personaggio, ma uno scivolone capita sempre.

Non è facile mantenere un PDV costante. Quello che faccio per aiutarmi a non sbagliare è continuare a ripetermi: “che cosa pensa il mio protagonista? Questa cosa può vederla/sentirla/provarla lui o gli sto attribuendo qualcosa che appartiene a qualcun altro?”.

A volte provo a mettermi nei panni del personaggio detentore del PDV, mentre rileggo ciò che ho scritto, e se trovo qualcosa che non potrei vedere, sentire o provare al posto suo significa che ho sbagliato. Allora modifico la frase cercando di correggerla (e riesco a sbagliare comunque, quindi fate come me, non demoralizzatevi).

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Pillole per scrittori

Dimmi che POV usi… e ti dirò chi sei

Qualunque scrittore a un certo punto del suo percorso letterario si imbatte in questo misterioso acronimo: POV. Pare quasi il suono onomatopeico di un pugno, e forse potrebbe essere preso per tale, considerato quanto questo famigerato POV abbia la capacità di far dannare un autore, specialmente alle prime armi.

POV è l’acronimo inglese di “point of view”, in italiano “punto di vista” (PDV). Si tratta di una delle prime scelte stilistiche da fare quando si inizia a scrivere un nuovo romanzo: da quale prospettiva voglio raccontare la mia storia? Chi narrerà le vicende? Il narratore sarà interno alla vicenda o esterno?

I POV nei quali mi sono imbattuta con maggior frequenza da lettrice sono stati la terza persona con punto di vista singolo (il narratore racconta che cosa accade dall’esterno, adottando però lo sguardo di un personaggio in particolare), o la prima persona dal punto di vista del protagonista (molto frequente nei romance e nei chick-lit, per intenderci).

Non è mia intenzione scrivere un articolo dettagliato sui POV, anche perché altri con maggiore esperienza di me si sono cimentati in questa impresa, perciò le fonti di informazione in questo senso non mancano di certo. Quello che farò, invece, sarà offrire come sempre la mia esperienza, nella speranza che ciò che ho dovuto affrontare e imparare possa essere utile ad altri in maniera semplice e immediata.

La prima domanda che potrebbe sorgere spontanea, o almeno per me è stato così quando ho sentito parlare per la prima volta di POV, potrebbe essere questa: che cosa significa rispettare il punto di vista narrativo?

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Pillole per scrittori

Nomi, città, cose, persone: una mappa per trovarli e nella trama collegarli

Ambientare un romanzo in luoghi che si conoscono molto bene non è sempre possibile, a volte non lo si desidera nemmeno: si preferisce spaziare oltre i confini conosciuti e spingersi più o meno lontano. Se si crea un mondo di fantasia si può spaziare con l’immaginazione senza timore di riportare informazioni errate, avendo cura comunque di rimanere nei limiti della coerenza richiesta dalla propria storia (fantasy non significa assurdo o «buttato là», tutt’altro). Ma se si sceglie di rimanere nel mondo conosciuto, magari in una grande città, allora occorre attenersi a qualche piccolo accorgimento allo scopo di mantenere il patto di fiducia con il lettore. Per fare un esempio, se decido di ambientare la mia storia a New York, bisogna far sì che chi legge creda davvero di trovarsi a New York. Come si ottiene questo obiettivo?

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Gioie e dolori di una scrittrice alle prese con una Pagina Facebook

È un dato di fatto, noto ormai a tutti coloro che gestiscono una Pagina su Facebook: i nuovi algoritmi sono fortemente penalizzanti. Ve lo posso dire con cognizione di causa, perché ho aperto la mia Pagina autrice non molto tempo dopo che si è cominciata ad avvertire l’aria di crisi, e so per certo quante camicie si debbano sudare per tentare di far arrivare i propri contenuti a più persone possibili.

Il punto è che sembra di trovarsi di fronte al classico cane che si morde la coda: Facebook premia le interazioni, perciò se i tuoi post sulla tua Pagina ottengono commenti e condivisioni godono di maggiore visibilità, altrimenti cadi nel dimenticatoio virtuale. Non bastano i “mi piace”, no no: ci vogliono interazioni dirette, e più sono meglio è. Questo significa che i lettori vanno coinvolti, occorre indurli a partecipare, solleticare il loro interesse. Il problema è che se i miei post vengono visualizzati poco, quante speranze ci sono che ottengano un numero di commenti sufficiente a far sì che vengano promossi nelle visualizzazioni? La risposta è: non è affatto semplice.

Ci vuole impegno, insomma. Se si pubblicano solo promozioni legate ai propri libri, difficilmente chi le legge si sentirà incentivato a dire la propria, quindi questo tipo di post può facilmente diventare inutile per una Pagina soprattutto agli inizi, quando si ha ancora più bisogno di scatenare il botta e risposta. Discutevo di questo oggi con una cara amica, Lucia,
responsabile di LCS – Servizi editoriali, mia consulente di fiducia per tutto ciò che riguarda la promozione editoriale. Ero in una fase un po’ negativa, e lei mi ha offerto un paio di pillole di saggezza da marketing che ho molto apprezzato.

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