Pillole per scrittori editing, errori, scrittura

Non dire, mostra!

In questi giorni ho iniziato la rilettura di una novella che vorrei pubblicare entro l’anno, “Selkie”. Trovo significativo il fatto che, arrivando dall’editing di due racconti (a opera di LCS Servizi Editoriali), l’occhio con cui faccio scorrere le mie pagine è allenato a focalizzarsi su quei punti critici già oggetto di correzione nei testi precedenti. Mi capita quindi di imbattermi in un cambio non intenzionale di PDV e intervenire per modificarlo, oppure di eliminare gli avverbi in -mente (di cui devo imparare a moderare l’utilizzo, come dicevo tempo fa in questo articolo sui miei errori ricorrenti). Insomma, sono contenta di rendermi conto che sto letteralmente imparando dai miei errori, quindi il lavoro della mia editor non è stato vano!

Uno degli errori che sto cercando di correggere è quello di ricorrere troppo spesso al binomio verbo-aggettivo o nome-aggettivo per descrivere le situazioni, o di descrivere le situazioni senza mostrarle. Un esempio che mi ha fatto notare la mia editor:
“Non bevi il tuo caffè?” le chiese Dana con dolcezza.

(Okay, confesso di aver modificato l’esempio subito dopo averlo scritto, perché mi sono resa conto di aver inserito un dolcemente di troppo! XD)

La mia editor mi ha fatto notare diverse volte che al lettore non è sufficiente quel “con dolcezza”: deve vederla, la dolcezza. Non serve dire e basta, occorre mostrare. Non è stato facile per me comprendere appieno questo aspetto, ma credo di essere sulla buona strada. Ragion per cui, nell’esempio poco sopra ho modificato la frase in questo modo:
“Non bevi il tuo caffè?” le chiese Dana, spingendo la tazza verso di lei.

Ho pensato che il gesto di “spingere la tazza verso di lei” esprimesse bene la premura di Dana, molto più del semplice termine “con dolcezza”. Che ne dite? Il lettore dovrebbe riuscire a vedere la tenerezza nel gesto del personaggio, piuttosto che limitarsi a leggerla.

Così, forte dell’esercizio fatto sui due racconti che ho corretto di recente, mi sono lanciata nella rilettura di “Selkie”. Quasi subito, nel primo capitolo, mi sono trovata di fronte a questa frase:
“Quando gli parve di essere abbastanza lontano, preparò la canna da pesca e si dispose in placida attesa.”

Va bene, ma che cosa significa che sta attendendo placidamente? Come sta aspettando? Di nuovo, avevo usato un binomio nome-aggettivo, ma non avevo mostrato nulla al lettore. Quindi ho modificato la frase come segue:
“Quando gli parve di essere abbastanza lontano, preparò la canna da pesca e si dispose in placida attesa, allungando le gambe davanti a sé e rilassando la schiena.

La scrittura è anche questo: esercitarsi per migliorare, quindi scrivere, scrivere, scrivere!

Vi riconoscete nell’errore che vi ho appena descritto? Ci sono errori che sapete di commettere spesso, quando scrivete? Se vi va, raccontatemeli nei commenti all’articolo, potrebbe nascerne una discussione interessante e chissà, magari imparerò qualcosa! 😉

Con un sorriso,
Antonella Arietano


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