Pillole per scrittori

Dimmi che POV usi… e ti dirò chi sei

Qualunque scrittore a un certo punto del suo percorso letterario si imbatte in questo misterioso acronimo: POV. Pare quasi il suono onomatopeico di un pugno, e forse potrebbe essere preso per tale, considerato quanto questo famigerato POV abbia la capacità di far dannare un autore, specialmente alle prime armi.

POV è l’acronimo inglese di “point of view”, in italiano “punto di vista” (PDV). Si tratta di una delle prime scelte stilistiche da fare quando si inizia a scrivere un nuovo romanzo: da quale prospettiva voglio raccontare la mia storia? Chi narrerà le vicende? Il narratore sarà interno alla vicenda o esterno?

I POV nei quali mi sono imbattuta con maggior frequenza da lettrice sono stati la terza persona con punto di vista singolo (il narratore racconta che cosa accade dall’esterno, adottando però lo sguardo di un personaggio in particolare), o la prima persona dal punto di vista del protagonista (molto frequente nei romance e nei chick-lit, per intenderci).

Non è mia intenzione scrivere un articolo dettagliato sui POV, anche perché altri con maggiore esperienza di me si sono cimentati in questa impresa, perciò le fonti di informazione in questo senso non mancano di certo. Quello che farò, invece, sarà offrire come sempre la mia esperienza, nella speranza che ciò che ho dovuto affrontare e imparare possa essere utile ad altri in maniera semplice e immediata.

La prima domanda che potrebbe sorgere spontanea, o almeno per me è stato così quando ho sentito parlare per la prima volta di POV, potrebbe essere questa: che cosa significa rispettare il punto di vista narrativo?

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