Non di soli libri...

La forma dell’acqua

Ci sono film che sono come fiabe: non iniziano con il classico “C’era una volta”, ma sai che lo sono, lo senti, te ne accorgi quasi subito. Io ho avvertito questa consapevolezza quando ho guardato La forma dell’acqua; ne sono stata rapita, ho subito pensato “ci siamo, ecco un film che mi piacerà un sacco!’.
Ed è stato così.

Siamo in una cittadina americana degli anni Cinquanta. La protagonista della storia è Elisa Esposito, una ragazza muta che lavora come donna delle pulizie presso un importante centro di ricerca. Un giorno Elisa entra in contatto con una misteriosa creatura acquatica, custodita in gran segreto in uno dei laboratori del centro, e ne rimane affascinata. Piano piano riesce a entrare in comunicazione con questa specie di uomo anfibio, e i due diventano amici. La minaccia però incombe: il capo del progetto di ricerca decide di vivisezionare la creatura, sperando così di apprendere qualcosa di utile che possa facilitare l’ambizioso progetto di mandare l’uomo sulla luna. Elisa non può permettere che il suo amico venga ucciso, ma riuscirà a farlo scappare?

Mi ha subito colpita la somiglianza tra questo film e la fiaba La Bella e la Bestia: una fanciulla che si distingue per la sua speciale attitudine, un mostro prigioniero, la necessità di salvarlo dal malvagio di turno che vuole fargli del male, la lotta contro il tempo e la cattiveria umana. Nel vedere Elisa che cerca di fare amicizia con la creatura, facendogli ascoltare dei dischi o offrendogli delle uova sode, mi sembrava di riconoscere Belle mentre insegna a leggere alla Bestia o beve il porridge direttamente dal piatto, perché lui fatica a usare le posate. Entrambe le storie sono basate sulla nascita di un sentimento che sembrerebbe senza speranza, essendo i due protagonisti così diversi, eppure bisogna accantonare ogni preconcetto e affidarsi alla fiaba, che non delude mai.

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