Diario di una scrittrice all'epoca dei social

Questioni di netiquette

Avete già sentito parlare di netiquette? È un neologismo che unisce la parola «etiquette», ovvero l’insieme delle buone norme di comportamento, e il termine «net» riferito alla rete internet. In parole povere, definisce una serie di minime regole di comportamento da tenere quando si interagisce sul web.

Quando ci si appresta a promuovere i propri libri occorre tenere sempre ben presente la netiquette e le norme di buon senso volte a non risultare sgradevoli ai nostri contatti. Vi propongo cinque semplici regole per trarre il massimo dalle vostre interazioni su Facebook senza risultare… maleducati.

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Una card al giorno…

… sarebbe pure troppo! Scherzi a parte, a patto di rimanere sempre entro i confini del buon gusto e della giusta misura, le card promozionali possono essere un ottimo mezzo per far conoscere il proprio libro.

Che cos’è una card?

È una sorta di “biglietto da visita” del romanzo. Si tratta di un’immagine elaborata riunendo uno o più dei seguenti elementi:

  1. Fotografie che richiamano personaggi, luoghi e avvenimenti del libro
  2. Citazioni o brevi estratti
  3. Frasi a effetto (volte a catturare l’attenzione sul romanzo, un po’ come le fascette promozionali avvolte intorno ai libri)
  4. Citazioni tratte da recensioni
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Dimmi che POV usi… e ti dirò chi sei

Qualunque scrittore a un certo punto del suo percorso letterario si imbatte in questo misterioso acronimo: POV. Pare quasi il suono onomatopeico di un pugno, e forse potrebbe essere preso per tale, considerato quanto questo famigerato POV abbia la capacità di far dannare un autore, specialmente alle prime armi.

POV è l’acronimo inglese di “point of view”, in italiano “punto di vista” (PDV). Si tratta di una delle prime scelte stilistiche da fare quando si inizia a scrivere un nuovo romanzo: da quale prospettiva voglio raccontare la mia storia? Chi narrerà le vicende? Il narratore sarà interno alla vicenda o esterno?

I POV nei quali mi sono imbattuta con maggior frequenza da lettrice sono stati la terza persona con punto di vista singolo (il narratore racconta che cosa accade dall’esterno, adottando però lo sguardo di un personaggio in particolare), o la prima persona dal punto di vista del protagonista (molto frequente nei romance e nei chick-lit, per intenderci).

Non è mia intenzione scrivere un articolo dettagliato sui POV, anche perché altri con maggiore esperienza di me si sono cimentati in questa impresa, perciò le fonti di informazione in questo senso non mancano di certo. Quello che farò, invece, sarà offrire come sempre la mia esperienza, nella speranza che ciò che ho dovuto affrontare e imparare possa essere utile ad altri in maniera semplice e immediata.

La prima domanda che potrebbe sorgere spontanea, o almeno per me è stato così quando ho sentito parlare per la prima volta di POV, potrebbe essere questa: che cosa significa rispettare il punto di vista narrativo?

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Nomi, città, cose, persone: una mappa per trovarli e nella trama collegarli

Ambientare un romanzo in luoghi che si conoscono molto bene non è sempre possibile, a volte non lo si desidera nemmeno: si preferisce spaziare oltre i confini conosciuti e spingersi più o meno lontano. Se si crea un mondo di fantasia si può spaziare con l’immaginazione senza timore di riportare informazioni errate, avendo cura comunque di rimanere nei limiti della coerenza richiesta dalla propria storia (fantasy non significa assurdo o «buttato là», tutt’altro). Ma se si sceglie di rimanere nel mondo conosciuto, magari in una grande città, allora occorre attenersi a qualche piccolo accorgimento allo scopo di mantenere il patto di fiducia con il lettore. Per fare un esempio, se decido di ambientare la mia storia a New York, bisogna far sì che chi legge creda davvero di trovarsi a New York. Come si ottiene questo obiettivo?

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Gioie e dolori di una scrittrice alle prese con una Pagina Facebook

È un dato di fatto, noto ormai a tutti coloro che gestiscono una Pagina su Facebook: i nuovi algoritmi sono fortemente penalizzanti. Ve lo posso dire con cognizione di causa, perché ho aperto la mia Pagina autrice non molto tempo dopo che si è cominciata ad avvertire l’aria di crisi, e so per certo quante camicie si debbano sudare per tentare di far arrivare i propri contenuti a più persone possibili.

Il punto è che sembra di trovarsi di fronte al classico cane che si morde la coda: Facebook premia le interazioni, perciò se i tuoi post sulla tua Pagina ottengono commenti e condivisioni godono di maggiore visibilità, altrimenti cadi nel dimenticatoio virtuale. Non bastano i “mi piace”, no no: ci vogliono interazioni dirette, e più sono meglio è. Questo significa che i lettori vanno coinvolti, occorre indurli a partecipare, solleticare il loro interesse. Il problema è che se i miei post vengono visualizzati poco, quante speranze ci sono che ottengano un numero di commenti sufficiente a far sì che vengano promossi nelle visualizzazioni? La risposta è: non è affatto semplice.

Ci vuole impegno, insomma. Se si pubblicano solo promozioni legate ai propri libri, difficilmente chi le legge si sentirà incentivato a dire la propria, quindi questo tipo di post può facilmente diventare inutile per una Pagina soprattutto agli inizi, quando si ha ancora più bisogno di scatenare il botta e risposta. Discutevo di questo oggi con una cara amica, Lucia,
responsabile di LCS – Servizi editoriali, mia consulente di fiducia per tutto ciò che riguarda la promozione editoriale. Ero in una fase un po’ negativa, e lei mi ha offerto un paio di pillole di saggezza da marketing che ho molto apprezzato.

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